L’EVOLUZIONE DEL SISTEMA DI TUTELA DELLA SANITA’, DAL FATALISMO ALLE CURE MEDICHE

Nicosia (Calci), 26/07/2008

 

Dr. Giovanni Taliercio

Medico Specialista in Igiene e Medicina Preventiva, Livorno

 

 

Lo studio della storia e delle caratteristiche dei lazzeretti fornisce elementi preziosi sia per delineare la nascita della Sanità Pubblica a seguito di appositi provvedimenti legislativi, sia per ricostruire l’effettivo processo di evoluzione del pensiero e delle cure mediche tra l’età tardo-medioevale e l’inizio di quella moderna.

 

 

Per tutto il Medio Evo l’assistenza organizzata verso i poveri, gli infermi e i malati venne effettuata presso i monasteri, come stabilito formalmente già dal Concilio di Nicea del 325.

Ciò trovava base teorica nei principi di fede, in quanto l’aiuto ai sofferenti si configurava come un preciso obbligo religioso.

 

Questi luoghi di assistenza conventuali erano strutture ricavate all’interno dei monasteri, ove sezioni di edificio venivano riservate e organizzate allo scopo. Di fatto gli ospedali conventuali funzionavano come semplici contenitori indifferenziati ove all’interno erano disposti letti e giacigli; l’assistenza religiosa e quella sanitaria venivano entrambe praticate dai monaci e si svolgevano nella grande sala infermeria.

 

Oltre che nelle città, gli ospedali conventuali erano situati lungo le principali vie di comunicazione e di pellegrinaggio, in modo da costituire una rete capillarmente diffusa ove l’assistenza si coniugava con l’ospitalità ai viaggiatori (ad esempio lungo la via Francigena).

 

I monaci erano esperti in farmacia ed assistenza, ma alcuni avevano anche letto e copiato i testi antichi della medicina.

Essi somministravano le erbe coltivate nei giardini del monasteri, curavano gli ammalati con l’alimentazione e con rimedi empirici appresi per tradizione.

 

La medicina accademica (laica), dopo avere avuto come punto si direbbe oggi "di eccellenza" fin dal IX secolo la Scuola Salernitana, si era sviluppata particolarmente a partire dal Milleduecento, con i corsi presso le Università, ma era rimasta fondamentalmente ancorata allo studio dei testi degli autori del mondo antico greco-romano (in particolare Ippocrate e Galeno) con qualche innesto derivante dalle culture araba ed ebraica. La teoria prevalente per spiegare la genesi delle malattie era quella umorale, secondo la quale esse erano attribuite ad una discrasia degli umori circolanti.

Il bagaglio teorico si di questa medicina "ufficiale" si basava molto su considerazioni filosofiche e logiche, più che su osservazioni dirette.

Le cure venivano effettuate in forma privata; erano costose, e solo pochi potevano permettersele.

 

 

 

Esse erano anche in questo caso basate principalmente su preparati di erboristeria tramandati dai testi antichi (che venivano studiati con metodo dogmatico ed acritico), in associazione con diete che specificavano il tipo ed il quantitativo di cibo.

Si abbondava nelle pratiche dei salassi e dei clisteri evacuativi.

La chirurgia era riservata ai casi più gravi ed avanzati, e in questo settore l’empirismo era prevalente.

 

Nel complesso, era ampiamente diffuso tra la popolazione un notevole scetticismo sull’efficacia delle cure mediche ufficiali, per cui molte persone si rivolgevano alla medicina dei monasteri oppure a praticanti privi di una formazione accademica.

Molti ritenevano che le malattie fossero dovute a motivi soprannaturali o spirituali, con conseguente ricorso esclusivo alla preghiera e alla penitenza per propiziare la guarigione dalle malattie.

 

La società del Milletrecento negli stati italiani ed europei aveva raggiunto una notevole prosperità (grazie ai traffici mercantili con l’Oriente e alla crescita demografica-urbanistica delle città), mantenendo però vari punti critici (scarsa igiene e condizioni di sovraffollamento, cattivo approvvigionamento idrico , precaria organizzazione della produzione agricola per cui le carestie erano frequenti), cosicché essa pervenne già per motivi propri ad un punto critico di sviluppo, e fu colta del tutto impreparata dall’arrivo della grande epidemia di peste nera che intorno alla metà del secolo si diffuse a tutta l’Europa (probabilmente in corrispondenza della grande invasione mongola che dall’Asia Centrale raggiunse l’Europa Orientale), causando la morte di circa un terzo della popolazione.

 

L’avvento della peste nera sconvolse così tragicamente l’assetto della società, che presso i governi dei vari Stati Italiani ed Europei tra la fine del Milletrecento e i primi decenni del Millequattrocento si sentì l’esigenza di intervenire direttamente e massicciamente con provvedimenti di polizia sanitaria ed il rinnovamento delle strutture di ricovero ed assistenza.

 

Furono presi drastici provvedimenti e istituite delle autorità apposite per il controllo sulla loro applicazione affinché gli infetti (o supposti tali) fossero internati in strutture dedicate. Si verificarono purtroppo anche situazioni di eccessi e discriminazioni.

 

Gli ospedali furono trasformati da contenitori indifferenziati per poveri, infermi e malati a strutture correlate alla differenziazione delle patologie che la scienza medica era riuscita ad effettuare e che l’architettura aveva interpretato.

Nacquero così negli spazi extraurbani i lazzeretti per gli infetti di peste, che furono distinti dai lebbrosari date le notevoli diversità del decorso delle due patologie infettive. Nelle città si perfezionarono le caratteristiche degli ospedali per i malati non infettivi, che venivano distinti dai ricoveri per gli infermi e per i poveri. Si trattò di un sistema complesso ed innovativo, che si sarebbe protratto fino a tempi recenti.

 

 

Questo sistema vide la luce per l’iniziativa congiunta delle autorità laiche ed ecclesiastiche, per cui in molti casi avvenne la trasformazione dei luoghi di assistenza conventuale in ospedali civili; in altri le strutture di ricovero furono costruite ex novo, ma sempre con la presenza determinante del personale religioso nell’assistenza.

 

I lazzeretti (o lazzaretti) erano i luoghi di confinamento e d'isolamento per portatori di peste (o di altre malattie acute e contagiose). Nelle città di mare si differenziarono anche in luoghi chiusi in cui merci e persone provenienti da paesi di possibile contagio dovevano trascorrere un soggiorno di determinata durata, spesso di quaranta giorni, da cui il termine quarantena.

L'origine del nome viene ricondotta a quella del lebbroso Lazzaro - protagonista della parabola evangelica- venerato come protettore delle persone affette da lebbra con un probabile richiamo al primo lazzaretto, quello di Santa Maria di Nazareth a Venezia, istituito nel 1423.

 

 

L’istituzione dei lazzeretti fu fonte di un notevole progresso, innanzitutto perché stabilì un cordone sanitario che contrastava la diffusione delle epidemie di peste (di cui ancora non si conosceva l’eziopatogenesi, e che veniva attribuita alla presenza di non meglio identificati "miasmi" nell’aria); ma anche perché essi si configurarono come luoghi di cura, in cui si riusciva ad ottenere la guarigione di almeno una parte dei malati acuti, con il loro conseguente reinserimento a pieno titolo nella vita sociale.

 

Ciò avveniva non tanto per la scoperta di efficaci cure mediche specifiche (gli antibiotici si sarebbero resi disponibili soltanto alla metà del Millenovecento), ma per la sincronizzazione dei saperi già esistenti (provvedimenti igienici, trattamenti erboristici e soprattutto una migliore assistenza generale ed alimentare) che si traducevano in un miglioramento dei risultati terapeutici (in buona parte dovuti, si direbbe oggi, al successo della reazione immunitaria naturale delle persone infette). Si può stimare (facendo riferimento ad un testo attuale di microbiologia) che la mortalità per peste non trattata con antibiotici è del 50 % circa delle persone colpite.

 

I medici di formazione universitaria che andarono a prestare la loro opera nei lazzeretti e negli ospedali di città poterono finalmente esercitare la pratica clinica, contribuendo all’inizio di una fase nuova di progresso scientifico (sebbene il metodo sperimentale in forma rigorosa si sarebbe affermato soltanto nei secoli successivi). Le capacità assistenziali ed organizzative del personale religioso risultarono anch’esse essenziali. Di certo il contatto diretto tra medici e personale religioso valorizzò anche quei principi di dedizione agli altri e di carità che il sapere medico non aveva fino ad allora praticato a sufficienza.

 

Si può concludere quindi che i governanti degli stati economicamente più avanzati si dimostrarono in grado di recepire il messaggio di una società civile ormai impregnata dal movimento culturale dell’Umanesimo ed ansiosa di proseguire la propria espansione economica nonostante i danni subiti dalle ricorrenti epidemie di peste, coinvolgendo anche proficuamente l’autorità ecclesiastica che fino ad allora aveva monopolizzato il sistema assistenziale. Prevalsero i concetti che la vita umana è preziosa, che la malattia è un evento naturale in molti casi curabile, che il malato deve essere curato nel miglior modo possibile con il contributo congiunto del sapere medico accademico (di tradizione laica) e quello assistenziale-caritatevole di matrice religiosa.

 

Appendice. La peste (quella propriamente detta che poi si scoprì essere causata dal bacillo Yersinia Pestis, trasmesso ai ratti e all’uomo attraverso la puntura di pulci) rimase endemica in Europa ancora per alcuni secoli, con riesacerbazioni epidemiche occasionali (famosa è la peste del 1630 circa descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi), fino poi a scomparire del tutto a seguito di misure efficaci atte ad impedire il passaggio attraverso le pulci dai roditori (soprattutto i ratti) all’uomo. Sia le modifiche nei materiali edilizi con minor uso del legno, sia una maggiore igiene pubblica e privata, sia un più efficace controllo del grano e delle derrate alimentari con bonifiche e disinfestazioni, sia probabilmente la selezione di popolazioni di roditori selvatici e di ratti (che erano rimasti fino ad allora il vero serbatoio permanente del contagio) più resistenti alla peste, furono i motivi di eradicazione dell’infezione umana dal suolo europeo.

Ma fondamentale era stato il ruolo dei lazzaretti nel limitare gli effetti dell’infezione sulle popolazioni colpite (riduzione del contagio interumano, terapia di supporto agli ammalati).



Convento di Nicosia (Calci) edificato dal 1258 al 1264 (con annesso lazzeretto)

 

Lazzaretto Vecchio di Venezia (1423)

Il primo lazzaretto al mondo

 

Lazzaretto San Jacopo – Livorno (circa 1640)

Uno dei vari lazzeretti della città labronica